Cardinale Baldisseri a Piacenza. Accompagnare. La Chiesa in uscita con e per i giovani: il dono di un Sinodo

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Conferenza

del Cardinale Lorenzo Baldisseri

nell’ambito della Giornata di incontro e ascolto

per educatori e giovani dal titolo

IL VENTO FAVOREVOLE:

Da un incontro simpatico con Cristo verso il Sinodo dei giovani 2018

 

sul tema:  Accompagnare. La Chiesa in uscita con e per i giovani: il dono di un Sinodo

 

Piacenza, 10 marzo 218

 

INTRODUZIONE

«Ho sempre la sensazione di dover perdere tutto ciò a cui tengo,

Forse perché ho perso tanto, troppo...

E questo mi porta a tante difficoltà.

Ce n’è una di quelle più difficili da superare:

perché quando tutti parlano e cerco di inserirmi nella conversazione,

nessuno mi ascolta?

(…)

Ci sono due donne dentro di me,

una è forte e decisa...

l’altra è una bambina fragile,

proprio come un fiore.

La prima sa cosa è giusto,

la seconda non riesce a distinguere ciò che non è giusto...

il più grande errore è quello di mettere tante spine attorno a

me per evitare che qualcuno mi ferisca.

Sono fatta di mancanze.

Il mio cuore è malato, non è a pezzi,

ma gonfio di cicatrici mai rimarginate...

La cosa più grande che desidero è di essere amata,

voluta, desiderata, e compresa

ricevendo piccole attenzioni attraverso piccoli gesti di affetto...

Sentirmi donna anch’io!»

Buonasera a tutte e a tutti. Ringrazio vivamente la Comunità Papa Giovanni  XXIII per aver voluto invitarmi a partecipare a questo Convegno, che ha un titolo fortemente evocativo: Il vento favorevole. Da un incontro simpatico con Cristo verso il Sinodo dei giovani 2018.

Saluto cordialmente tutti i presenti. Mi fa particolarmente piacere sapere che il mio intervento è previsto secondo una modalità interattiva: alla mia relazione seguiranno infatti le domande dei partecipanti, che ci daranno l’opportunità di instaurare uno scambio certamente interessante e fecondo. Il tema affidatomi, Accompagnare. La Chiesa in uscita con e per i giovani: il dono di un Sinodo, si inserisce perfettamente nella tematica di tutto il Convegno. Come una barca in mezzo al mare, la Chiesa viaggia nel tempo e nello spazio, all’interno di culture e società molteplici e differenti tra loro. Questo Sinodo, sulla scia dell’entusiasmo e della voglia di rinnovamento dei giovani che ne costituiscono l’anima, potrebbe essere quel vento favorevole che accompagna la Chiesa e, forse anche l’umanità, verso un futuro migliore ed un mondo che sia, allo stesso tempo, più umano e più divino.

 

1) Un Sinodo dedicato ai giovani

Le parole con cui ho iniziato il mio intervento non sono mie. Penso che l’abbiate capito, almeno perché chi parlava era una donna….. Ho voluto iniziare proponendovi alcune righe di una poesia scritta da Ksenia, una ragazza russa di 27 anni, adottata da una famiglia italiana quando ne aveva nove. La sua testimonianza è in qualche modo rappresentativa del vissuto di tanti giovani.

È proprio pensando con tenerezza e affetto all’esistenza concreta di ragazzi e ragazze come Ksenia che Papa Francesco ha deciso che il Sinodo 2018 fosse dedicato ai giovani. Lo dice chiaramente nella Lettera che ha indirizzato loro in occasione della presentazione del Documento Preparatorio nel gennaio 2017: “Ho voluto che foste voi al centro dell’attenzione perché vi porto nel cuore”.

Posso dire, comunque, che questo tema sta a cuore realmente a tutta la Chiesa. Infatti, nello sceglierlo, il Papa ha recepito i risultati di una lunga e articolata consultazione, che ha visto coinvolti innanzitutto i membri dell’ultima Assise sinodale sulla famiglia. Successivamente è stato chiesto alle Conferenze Episcopali. ai Sinodi delle Chiese orientali, ai Dicasteri della Curia Romana e all’Unione dei Superiori Generali di indicare una terna di argomenti, motivandone la scelta. Le indicazioni provenienti da questa consultazione sono state attentamente valutate nel Consiglio di Segreteria del Sinodo. Infine, il Santo Padre ha voluto consultare anche i Cardinali nel Concistoro tenutosi nel giugno del 2017. Sentito il parere di tanti, ha potuto constatare il grande interesse che nella vita della Chiesa rivestono i giovani. La comunità ecclesiale è chiamata quindi a riflettere sulla condizione giovanile, tenendo però presente un’ottica particolare, quella del discernimento vocazionale. La parola ‘vocazione’ va intesa primariamente in senso ampio. Occorre tenere presente, infatti, innanzitutto che «la vocazione alla gioia dell’amore è l’appello fondamentale che Dio pone nel cuore di ogni giovane perché la sua esistenza possa portare frutto» (Documento Preparatorio, II,1). Questa vocazione all’amore, che ci accomuna tutti, successivamente «assume per ciascuno una forma concreta nella vita quotidiana attraverso una serie di scelte» (Documento Preparatorio, Introduzione), a cominciare da quella dello stato di vita (matrimonio, ministero ordinato, vita consacrata, ecc.). Per questo, il Sinodo si rivolge a tutti i giovani dai 16 ai 29 anni, nessuno escluso.

Ovviamente non basta solo riflettere sul tema scelto. Occorre che siamo tutti consapevoli della necessità di una rinnovata cura dei giovani, caratterizzata da un’attenzione amorevole, attenta, discreta, solida e fondata nel ricco patrimonio che deriva dalla nostra fede in Gesù Cristo. Una cura che non li tratti ‘in generale’, come ‘categoria sociologica’, ma che sia rivolta a ciascuno di loro, nella sua situazione concreta, tenendo conto della sua personalità unica e irripetibile. I giovani non vanno considerati come ‘oggetto’ dei nostri piani pastorali, ma come ‘soggetti attivi’ della costruzione della loro vita e protagonisti dell’opera di evangelizzazione della Chiesa.

 

2) Le iniziative adottate dalla Segreteria Generale per ascoltare i giovani

Avere cura dei giovani e prestare attenzione alla loro vita concreta significa accompagnarli nel percorso della loro esistenza, «affiancandoli nell’affrontare le proprie fragilità e le difficoltà della vita, ma soprattutto sostenendo le libertà che si stanno ancora costituendo» (Documento Preparatorio, II) al fine di aiutarli a prendere decisioni significative per il loro futuro. Questo accompagnamento non può che avere il suo punto di partenza nell’ascolto. Ascoltare ciò che hanno da dire, da criticare, da proporre.

Nella Lettera indirizzata ai giovani, Papa Francesco, li incoraggia a non avere paura di ascoltare lo Spirito che suggerisce di compiere scelte audaci e di non indugiare quando la coscienza chiede “di rischiare per seguire il Maestro”. Si rivolge poi direttamente a loro dicendo che «pure la Chiesa desidera mettersi in ascolto della vostra voce, della vostra sensibilità, della vostra fede; perfino dei vostri dubbi e delle vostre critiche. Fate sentire il vostro grido, lasciatelo risuonare nelle comunità e fatelo giungere ai Pastori». (Papa  Francesco, Lettera ai giovani)

Per favorire il più possibile questo ascolto, la Segreteria Generale del Sinodo ha promosso cinque iniziative in aggiunta a quelle che abitualmente hanno caratterizzato la fase della consultazione del popolo di Dio nei precedenti Sinodi.

1) La prima è stata l’allestimento di un sito web (indirizzo: www.synod2018.va) e la presenza in alcuni social network – twitter, facebook, whatsapp – (nome di accesso: synod2018). I giovani possono così ricevere informazioni sull’andamento del processo sinodale ed accedere a vari contenuti riguardanti il tema. Allo stesso tempo, possono postare commenti, video, informazioni ed interagire così con la Segreteria del Sinodo e tra di loro.

 

2) La seconda iniziativa si è tenuta nel marzo dell’anno scorso all’interno dell’Incontro dei Responsabili della Pastorale Giovanile di tutte le Conferenze Episcopali e dei movimenti del mondo, organizzato dal Pontificio Consiglio per i Laici, la Famiglia e la Vita. Per due giorni interi, i Responsabili ed i giovani partecipanti hanno potuto approfondire i contenuti del Documento Preparatorio ed elaborare delle interessanti relazioni come frutto del loro lavoro.

3) La terza iniziativa è stata il questionario online, attivo in rete dal 14 giugno al 31 dicembre 2017. Esso conteneva domande di tipo diverso rispetto a quelle che sono state indirizzate alle Conferenze Episcopali nel Documento Preparatorio. Si rivolgeva, infatti, direttamente ai giovani, affinché facessero conoscere le loro situazioni concrete di vita ed esprimessero la loro opinione su alcune tematiche importanti riguardanti la Chiesa e la società.

Vi hanno partecipato giovani da tutto il mondo, dalla Nuova Zelanda all’Uganda, dal Venezuela all’Iraq e all’Ucraina. I contatti sono stati 220.238 e le risposte completate 100.523. A queste andrebbero aggiunte più di 10.000 in lingue diverse da quelle richieste ufficialmente. I risultati completi dell’analisi delle risposte al questionario online sono ancora in fase di elaborazione sia dal punto di vista statistico che da quello contenutistico. Sappiamo, comunque, che l’Europa fa la parte del leone per quanto riguarda il numero delle risposte, con il 56.4 per cento del totale. Sul podio anche l’America Centrale e del Sud, con il 19.8 per cento delle risposte totali, e l’Africa, con il 18.1 per cento.

La fascia d’età che si è mostrata maggiormente interessata è stata quella che va dai 16 ai 19 anni. Il 50.6 per cento delle risposte provengono da questa fascia. Poi si va a decrescere. Il 27.7 per cento sono quelle della fascia d’età tra i 20 ed i 24 anni ed il 21.7 per cento per la fascia dai 25 ai 29 anni.

4) La quarta iniziativa è stata il Seminario internazionale sulla condizione giovanile nel mondo, tenutosi a metà settembre dell’anno scorso. Ad esso hanno partecipato una cinquantina di Esperti della condizione giovanile provenienti dai 5  Continenti e sono stati invitati una ventina di giovani, anch’essi provenienti da tutto il pianeta. Le tematiche affrontate hanno riguardato i giovani in relazione alla loro ricerca di identità, al rapporto con gli altri, al mondo dello studio, del lavoro, della politica, del volontariato, della tecnologia e della religione.

5) La quinta ed ultima iniziativa si terrà dal 19 al 24 di questo mese a Roma. Si tratta della Riunione pre-sinodale, alla quale sono stati invitati circa 300 giovani provenienti dalle Conferenze Episcopali e dalle Chiese Orientali, dalla vita consacrata e da coloro che si preparano al sacerdozio, da Associazioni e Movimenti ecclesiali, da altre Chiese e comunità cristiane e da altre Religioni, dal mondo della scuola, dell'università e della cultura, del lavoro, dello sport, delle arti, del volontariato e del mondo giovanile che si ritrova nelle estreme periferie esistenziali, nonché esperti, educatori e formatori impegnati nell'aiuto ai giovani per il discernimento delle loro scelte di vita. Obiettivo della Riunione pre-sinodale è l’elaborazione di un documento che sia frutto di un lavoro che nasca direttamente dai giovani, che potranno così esprimere senza filtri il loro punto di vista sulla condizione giovanile, far conoscere situazioni che a volte non sono sotto i riflettori dei media, suggerire proposte per migliorare la vita della Chiesa e della società. Esso verrà offerto alla riflessione e all’approfondimento dei Padri sinodali, in modo che la voce propria dei giovani possa giungere fin dentro l’Aula dove si svolgerà l’Assemblea Generale.

E adesso dico qualcosa di importante, forse la novità delle novità. Giovani, soprattutto voi, aprite bene le orecchie. Oltre a quelli che saranno fisicamente presenti a Roma, a questa Riunione pre-sinodale potranno partecipare tutti i giovani del mondo, tramite i social network. Sono state infatti aperte 6 pagine Facebook, una per ognuna delle principali lingue, alle quali i giovani da 16 ai 29 anni possono iscriversi per far pervenire ‘in tempo reale’ le loro opinioni e i loro suggerimenti sulle stesse tematiche che verranno trattate a Roma. Alcuni giovani raccoglieranno i loro commenti e li uniranno alle relazioni dei gruppi di lavoro presenti a Roma. Si formeranno così 6 “gruppi della rete”, che contribuiranno alla stesura del documento finale alla pari dei giovani che saranno a Roma. Per iscriversi, occorre visitare: www.synod2018.va oppure andare su: facebook.com/synod2018

 

3) Dall’ascolto all’accompagnamento

         Ascoltare i giovani direttamente, quindi. All’inizio abbiamo ascoltato Ksenia. Ora ascoltiamo una ragazza, alunna in una classe Seconda Superiore di una scuola di Modena, la quale ha scritto una lettera al Papa presentandogli cosa vivono i giovani di oggi secondo lei. Nelle sue parole ritroviamo anche un accorato appello lanciato al ‘mondo degli adulti’:

         «Penso che noi giovani d’oggi abbiamo un forte bisogno di aiuto; anche nei nostri silenzi e nella nostra finta indifferenza c’è una richiesta di aiuto. Siamo sempre più carichi di stress e di pretese, stiamo implodendo di richieste e di impegni; siamo spesso troppo fragili per sopportare questo fardello e ci scarichiamo su cose e con cose di cui non dovremmo nemmeno essere a conoscenza. Siamo soli e abbandonati a esperienze troppo impegnative per i nostri pochi anni di vita. La cosa che mi terrorizza è che molti giovani si tolgono la vita proprio perché si sentono soli, e in realtà non lo sono mai stati. Ho passato dei momenti veramente bui e proprio in mezzo a tutto il mio dolore e apparente solitudine ho trovato la Chiesa. Frequento tutte le settimane la mia parrocchia, mi aiuta e mi conforta. Basta poco per salvarci. Abbiamo bisogno di sentirci presi per mano, o quanto meno renderci conto che la “persona” che ci ha donato la vita ci ama e non smetterà mai di farlo. Più che soli, siamo solo ricoperti di strati e strati di inutili pretese che ci annebbiano l’anima e ci fanno perdere il cammino. Abbiamo spesso paura dell’amore, non lo riusciamo a riconoscere, immersi in un caotico mondo che si sta trasferendo all’interno di un cellulare. Insegnateci ad amare amandoci. Smettete di disprezzare una società messa in pericolo dall’incapacità di amare».

         Questa ragazza è come se fosse la portavoce di tantissimi suoi coetanei. La Chiesa non può essere indifferente al senso di smarrimento che le sue parole comunicano, al suo grido di aiuto, alla esplicita richiesta di ‘compagnia’, che in ultima istanza si può tradurre in questa semplice frase: “Abbiamo bisogno che qualcuno ci accompagni nel cammino della vita”. Posso affermare che la comunità ecclesiale non è indifferente a questo appello. Si legge nel Documento Preparatorio: «Attraverso il percorso di questo Sinodo, la Chiesa vuole ribadire il proprio desiderio di incontrare, accompagnare, prendersi cura di ogni giovane, nessuno escluso. Non possiamo né vogliamo abbandonarli alle solitudini e alle esclusioni a cui il mondo li espone. Che la loro vita sia esperienza buona, che non si perdano su strade di violenza o di morte, che la delusione non li imprigioni nell’alienazione: tutto ciò non può non stare a cuore a chi è stato generato alla vita e alla fede e sa di avere ricevuto un dono grande» (DP, II).

         Accompagnare i giovani nel loro percorso di vita è un’esperienza affascinante, ma non è certamente un compito facile. Non si può pensare di assolvere questo compito senza lasciarsi mettere in discussione dai giovani che si incontrano e dalle variegate situazioni di vita in cui essi si trovano. Occorre che siamo ben consapevoli di questo. Lo stesso Documento Preparatorio ci ricorda opportunamente che «accompagnare i giovani richiede di uscire dai propri schemi preconfezionati, incontrandoli lì dove sono, adeguandosi ai loro tempi e ai loro ritmi; significa anche prenderli sul serio nella loro fatica a decifrare la realtà in cui vivono e a trasformare un annuncio ricevuto in gesti e parole, nello sforzo quotidiano di costruire la propria storia e nella ricerca più o meno consapevole di un senso per le loro vite» (DP, III, 1).

         Ma i giovani non chiedono solo di avere qualcuno vicino che li aiuti a superare i loro momenti difficili o il loro senso di vuoto. La nostra esperienza comune evidenzia che molti di loro esprimono il bisogno e il desiderio di essere accompagnati in un processo di discernimento che li aiuti a trovare la loro ‘strada nella vita’. I tre verbi che nella Evangelii Gaudium, caratterizzano il percorso di discernimento – ovvero riconoscere, interpretare e scegliere – ci forniscono delle valide indicazioni per delineare un itinerario adatto di accompagnamento dei giovani (cfr. EG, 51). Un itinerario che possiamo sintetizzare in tre compiti fondamentali:

         1. Primo compito. Illuminare il percorso personale di riconoscimento di ciò che avviene nel loro mondo interiore. Illuminare vuol dire accendere la luce perché il giovane veda come il Signore opera nel profondo del suo cuore. Non vuole dire, quindi, pretendere di vedere al suo posto né di avere la soluzione pronta per ogni circostanza. Anzi, è addirittura controproducente pensare di avere capito tutto e di doverlo solo spiegare chiaramente. È illusorio pensare di avere la risposta pronta per ogni cosa, quasi che si trattasse di applicare alla vita concreta di un’altra persona una lezione imparata a memoria o uno spartito che si ripete sempre uguale nonostante la sonata sia diversa.

         2. Secondo compito. Fornire gli elementi fondamentali affinché i giovani sappiano interpretare in maniera esatta ciò che imparano a riconoscere dentro di sé. Chi ha un po’ di esperienza della vita ha imparato che “l’intimo dell’uomo, il suo cuore, è un abisso”, come dice il Salmo 64,7. Sono presenti desideri diversificati e prospettive affascinanti, ma spesso incompatibili tra loro. Occorre allora interpretare bene ciò che si affaccia alla coscienza, in maniera da individuarne l’origine e comprenderne le conseguenze. Questo passo prepara quello successivo, che è anche quello decisivo: lo scegliere.

         3. Il Terzo compito, quindi, è quello di sostenere i giovani nella scelta che scoprono essere la volontà di Dio sulla loro vita, quella che incarna la realizzazione autentica di se stessi. ‘Sostenere’ non vuole dire decidere al loro posto. Non bisogna dimenticare, infatti, che «discernere la voce dello Spirito dagli altri richiami e decidere che risposta dare è un compito che spetta a ciascuno: gli altri lo possono accompagnare e confermare, ma mai sostituire» (DP, II, 1).

 

4) Dall’accompagnamento all’accompagnatore

         Se teniamo presente la prospettiva che ho appena delineato, diviene chiaro a tutti l’importanza che assume la persona dell’accompagnatore. Il suo è un ruolo strategico, delicato e impegnativo, che richiede un’attenzione e una preparazione particolari, che si basano sulla necessità di seri percorsi di formazione. Ne va della crescita dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani che ci vengono affidati e con i quali siamo in contatto.

         Volendo tratteggiare brevemente il profilo ideale dell’accompagnatore, la prima cosa che ritengo necessario mettere in risalto è che «per accompagnare una persona non basta studiare la teoria del discernimento: occorre fare sulla propria pelle l’esperienza di interpretare i movimenti del cuore per riconoscervi l’azione dello Spirito, la cui voce sa parlare alla singolarità di ciascuno. L’accompagnamento personale richiede di affinare continuamente la propria sensibilità alla voce dello Spirito e conduce a scoprire nelle peculiarità personali una risorsa e una ricchezza» (DP, II, 4).

A questo proposito, il Documento Preparatorio ha parole molto incisive quando sottolinea che «il ruolo di adulti degni di fede (…) è fondamentale in ogni percorso di maturazione umana e di discernimento vocazionale». E continua dando delle indicazioni molto precise sulle caratteristiche specifiche che devono avere coloro che decidono di rendere questo servizio ai giovani nella Chiesa o si trovano a svolgerlo inevitabilmente (pensiamo ad esempio ai genitori che accompagnano i figli nel loro processo di crescita): «Servono credenti autorevoli, con una chiara identità umana, una solida appartenenza ecclesiale, una visibile qualità spirituale, una vigorosa passione educativa e una profonda capacità di discernimento» (DP, III, 2).

L’accompagnatore deve essere ben consapevole che uno dei suoi obiettivi principali è quello di favorire una sana autonomia decisionale nel giovane che accompagna. Per questo, sa che a volte è necessario che proceda davanti a lui per ritmargli il passo del cammino; a volte, invece, gli starà al fianco, per sostenerlo quando la fatica si fa sentire; altre volte, infine, starà dietro di lui per fargli sperimentare l’ebbrezza della ricerca della strada giusta e la gioia di averla trovata. Sa, soprattutto, che non deve ‘legarlo’ a sé. Purtroppo, in alcune circostanze, ci troviamo di fronte ad adulti che sono tali solo per l’età anagrafica, i quali, essendo in realtà «impreparati ed immaturi, tendono ad agire in modo possessivo e manipolatorio, creando dipendenze negative, forti disagi e gravi contro testimonianze» (DP, III, 2).

Su questo punto Papa Francesco è molto chiaro e deciso. Parlando ai partecipanti alla Riunione Plenaria della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica il 28 gennaio del 2017 ha affermato: «dobbiamo evitare qualsiasi modalità di accompagnamento che crei dipendenze. Questo è importante: l’accompagnamento spirituale non deve creare dipendenze. (…) dobbiamo evitare qualsiasi modalità di accompagnamento (….) che protegga, controlli o renda infantili». E dà successivamente alcune indicazioni che fanno risaltare gli elementi che favoriscono la buona riuscita di un accompagnamento personale: «Il discernimento richiede, da parte dell’accompagnatore e della persona accompagnata, una fine sensibilità spirituale, un porsi di fronte a se stesso e di fronte all’altro “sine proprio”, con distacco completo da pregiudizi e da interessi personali o di gruppo» (Francesco, Discorso ai partecipanti alla Riunione Plenaria della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, 28 gennaio 2017).

Si potrebbe parlare ancora a lungo di tanti altri aspetti collegati alla persona dell’animatore: di quanto sia indispensabile che egli sia capace di avere la maggiore conoscenza possibile delle logiche che animano il mondo giovanile, in maniera da comprendere anche come i giovani percepiscono gli adulti; di come egli possa essere in grado di attivare le giuste motivazioni per raggiungere gli scopi che ci si prefigge; di quali strumenti utilizzare per educare i sentimenti e gli affetti al fine di educare all’amore; dell’importanza della comunità educante; della crescita nella consapevolezza che volere bene ai giovani significa volere il loro autentico bene e non quello che noi abbiamo stabilito essere tali secondo i nostri parametri, che sono sempre insufficienti e lacunosi.

Si potrebbe…. Ma penso che sia giunto il momento di dare inizio al dialogo.